lunedì 10 dicembre 2012

Renzo Pezzani - Gennaio - Il mese poverello






 Bigio il ciel, la terra brulla:
 questo mese poverello
 nella sporta non ha nulla,
 ma tien vivo un focherello.
 Senza gregge e campanello
 solo va, pastor del vento.
 Con la neve nel cappello
 fischia all’uscio il suo lamento.
 Breve il dì, lunga la notte,
 cerca il sole con affanno.
 Ha le tasche vuote e rotte,
 ma nasconde il pan d’un anno. 

Alidoro salva Pinocchio




 15. La Filastrocca di Pinocchio 
Opera di Gianni Rodari e Raul Verdini (illustratore)
Qui continua l’avventura di Pinocchio testadura che in padella a capofitto stava già per finir fritto: ma Alidoro, il can mastino, soffia al cuoco lo spiedino; con un balzo quidi trotta bel lontano dalla grotta. - Alidoro, grazie assai! - Fratel mio, che dici mai? Tu dal mare mi salvati: siamo pari, e questo basti! Per tornar dalla Fatina or Pinocchio s’incammina mentre il cielo a pecorelle versa l’acqua a catinelle. Bussa e bussa… ‘è affacciata la portiera della Fata, la lumaca Gambalesta con un lume sulla testa. “Lumachina, scendi in fretta…” Passan l’ore, aspetta e aspetta… Il monello si spazienta e al portone un calcio allenta. Ahi, nel legno il piede entrò ed indietro non tornò: mezzo in casa e mezzo fuori, per Pinocchio son dolori… “Verrà un fabbro a liberarti! Mangia un po’ per consolarti…” … Ma la bella colazione è di gesso e di cartone...

martedì 4 dicembre 2012

Gianni Rodari - E' arrivato un treno carico di ...






Nella notte di Capodanno, 
quando tutti a nanna vanno, 
è in arrivo sul primo binario 
un direttissimo straordinario, 
composto di dodici vagoni, 
tutti carichi di doni... 
sul primo vagone, sola soletta, 
c’è una simpatica vecchietta. 
Deve amar molto la pulizia 
perché una scopa le fa compagnia... 
dalla sua gerla spunta il piedino 
di una bambola o di un burattino. 
- Ho tanti nipoti -, borbotta, - ma tanti! 
e se volete sapere quanti, 
contate tutte le calze di lana 
che aspettano il dono della Befana. - 
Secondo vagone, che confusione! 
Carnevale fa il pazzerellone: 
c’è Arlecchino, c’è Colombina, 
c’è Pierrot con la sua damina, 
e accanto alle maschere d’una volta 
galoppano indiani a briglia sciolta, 
sceriffi sparano caramelle, 
astronauti lanciano stelle 
filanti, e sognano a fumetti 
come gli eroi dei loro giornaletti. 
Sul terzo vagone viaggia la primavera col vento marzolino. 
Gocce ridono e piangono sui vetri del finestrino. 
Una rondine vola, 
profuma una viola... 
tutta roba per la campagna. 
In città, tra il cemento, 
profumano soltanto i tubi di scappamento. 
Il quarto vagone è riservato 
a un pasticcere rinomato 
che prepara, per la Pasqua, le uova di cioccolato. 
Al posto del pulcino c’è la sorpresa. 
Campane di zucchero suoneranno a distesa. 
Un carico giocondo 
riempie il quinto vagone: 
tutti i fiori del mondo, 
tutti i canti di maggio... 
buon viaggio! buon viaggio! 
Giugno, 
la falce in pugno! 
Ma sul sesto vagone 
io non vedo soltanto le messi ricche e buone... 
vedo anche le pagelle: 
un po’ brutte, un po’ belle, 
un po’ gulp, un po’ squash! 
ah, che brutta invenzione, amici miei, 
quei cinque numeri prima del sei. 
Il settimo vagone è tutto sole e mare: 
affrettatevi a montare! 
Non ci sono sedili, ma ombrelloni. 
Ci si tuffa dai finestrini 
meglio che dai trampolini. 
C’è tutto l’Adriatico, 
c’è tutto il Tirreno: 
non ci sono tutti i bambini. 
Ecco perché il vagone non è pieno. 
Sull’ottavo vagone ci sono le città: 
saranno regalate 
a chi resta in città 
tutta l’estate. 
Avrà le strade a sua disposizione: 
correrà, svolterà, parcheggerà da padrone. 
A destra e a sinistra sorpasserà se stesso... 
ma di sera sarà triste lo stesso. 
Osservate sul nono vagone 
gli esami di riparazione. 
Severi, solenni come becchini... 
e se la pigliano con i bambini! 
Perché qualche volta, per cambiare, 
non sono i grandi a riparare? 
Sul decimo vagone ci sono tanti banchi, 
c’è una lavagna nera e dei gessetti bianchi. 
Dai vetri spalancati il mondo intero può entrare: 
e’ un ottimo maestro per chi lo sa ascoltare. 
Sull’undicesimo vagone c’è un buon odore di castagne, 
paesi grigi, grigie campagne 
già rassegnate al primo nebbione, 
e buoni libri da leggere a sera dopo aver spento la televisione. 
Ed ecco l’ultimo vagone, 
è fatto tutto di panettone, 
ha i cuscini di cedro candito 
e le porte di torrone. 
Appena in stazione sarà mangiato 
di buon umore e di buon appetito. 
Mangeremo anche la panca 
su cui siede a sonnecchiare Babbo Natale con la barba bianca. 

Gianni Rodari - Filastrocca di Capodanno






Filastrocca di capodanno: 
fammi gli auguri per tutto l'anno: 
voglio un gennaio col sole d'aprile, 
un luglio fresco, un marzo gentile; 
voglio un giorno senza sera, 
voglio un mare senza bufera; 
voglio un pane sempre fresco, 
sul cipresso il fiore del pesco; 
che siano amici il gatto e il cane, 
che diano latte le fontane. 
Se voglio troppo, non darmi niente, 
dammi una faccia allegra solamente.

Gianni Rodari - A voce bassa






Filastrocca a voce bassa, 
chi è di notte che passa e ripassa? 

E' il principe Fine e non può dormire 
perché ha sentito una foglia stormire? 

O forse é l'omino dei sogni che porta 
i numeri del lotto di porta in porta? 

E' un signore col mal di denti 
in compagnia di mille tormenti? 

L'ho visto: é il vigile notturno 
che fa la ronda taciturno: 

i ladri scantonano per la paura, 
la città dorme sicura

Battaglia sulla spiaggia




 14. La Filastrocca di Pinocchio 
Opera di Gianni Rodari e Raul Verdini (illustratore)
Qui continua, aprite l’occhio, l’avventura di Pinocchio che promette alla Fatina: “Andrò a scuola ogni mattina!” E diventa veramente una perla di studente che per voglia di studiare fa i compagni sfigurare. Ecco gridasi stamane: “E’ arrivato il pescecane!” Tosto al mar vanno i più scaltri e Pinocchio va con gli altri. Ma lo squalo… è un’invenzione per burlare lo sgobbone: “Hai la scuola marinato! Anche tu sarai bocciato!” E qui luzzi, parolacce, scherzi, smorfie con boccacce, già divampa la battaglia: fanno i libri da mitraglia. Un guerrier cade svenuto: “Mamma, muoio…Aiuto …Aiuto…” Spaventati dal malanno tutti a gambe se la danno. Sol Pinocchio da conforto al ferito che par morto e in quell’atto – sventurato! - dai gendarmi è catturato. Grida invano il burattino: “No, non sono un assassino!”. … Volta il foglio per sapere come andrò col brigadiere.

Pinocchio ritrova la Fata




 13. La Filastrocca di Pinocchio 
Opera di Gianni Rodari e Raul Verdini (illustratore)
Qui continua, aprite l’occhio, l’avventura du Pinocchio che tuffatosi nel mare va Geppetto a ricercare. Nuota e nuota, stanco rotto tocca alfine un isolotto e un Delfin la via, cortese, gli additava del paese. E’ dell’Api la città molto rara in verità: qui oziosi e sfaccendati al digiuno son dannati. Chiede un soldo per buon cuore il monello a un muratore. “Se mi porti la calcina…” “Ma è pesante…” “Allor, cammina…” Una donna alfin, vedete, ha pietà della sua sete: “Anche un pranzo aver potrei se la brocca porterai”. Non stupite a tal spettacolo: l’appetito fa il miracolo e Pinocchio, per mangiare, si rassegnaa lavorare. Terminata la cenetta vuol dir grazie alla donnetta. Alza gli occhi… O meraviglia! E’ la Fata, o le somiglia? “Mia Fatina,ti ho trovata! Eri morta e sei rinata! “Con te sempre resterò…” Sarà vero oppure no?